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Storia dello sfruttamento

Il primo impiego dell'ossidiana del Monte Arci rimonta alle prime fasi della colonizzazione neolitica della Sardegna, intorno ai primi secoli del VI millennio a.C. Rispetto agli sporadici insediamenti mesolitici, nei quali la produzione dei manufatti sembra aver ignorato l'esistenza di questa materia prima, nei primi abitati neolitici l'ossidiana è sempre documentata, anche se in percentuale talora irrisoria rispetto ad altre risorse litiche localmente disponibili.

In base ai dati in nostro possesso si può affermare che nella prima fase dell'occupazione neolitica della Sardegna la raccolta dell'ossidiana sia avvenuta sia nei pressi degli affioramenti primari o sub-primari di tutti i principali gruppi geo-chimici sul Monte Arci, sia nei relativi depositi secondari ad esso circostanti. La prima riduzione della materia prima e la successiva trasformazione in prodotto finito sembra siano stati realizzati peraltro esclusivamente all'interno degli abitati.

Non esiste alcuna evidenza di un mutamento sostanziale di tale sistema di produzione almeno per tutto il Neolitico medio (I metà del V millennio a.C.), periodo durante il quale l'ossidiana sarda sembra comunque incrementare gradualmente la sua diffusione insulare ed extrainsulare, principalmente in Corsica.

Sul piano pratico, per l'archeologia della produzione della pietra scheggiata, la definizione della cronologia assoluta dei centri di lavorazione della materia prima si conferma uno dei temi più difficili. Infatti l'evidenza archeologica nelle officine litiche è costituita pressoché esclusivamente da coltri di materiali di scarto che assai raramente contengono elementi datanti o indicativi della loro appartenenza ad una specifica comunità, culturalmente e cronologicamente determinata.

Ciononostante, nel caso dell'ossidiana del Monte Arci i primi indizi dell'istituzione di forme sistematiche di sfruttamento della risorsa in diverse aree interne al massiccio vulcanico collocano chiaramente la comparsa di questo fenomeno nel Neolitico recente (II metà del V millennio a.C.), nella fase contraddistinta dal fiorire delle comunità della cosiddetta facies di San Ciriaco di Terralba.

In quest'epoca si osservano simultaneamente e per la prima volta chiare prove della presenza di gruppi di scheggiatori specialisti presso i più consistenti depositi primari di ossidiana, specificamente dei gruppi geo-chimici SC e SA. Sembra essersi trattato di un mutamento repentino, accompagnato da un nuovo sistema di trasformazione della materia prima indirizzato a volumi di produzione accresciuti in misura esponenziale. La scelta di dislocare le prime tappe del sistema di produzione litica presso gli affioramenti primari, dove la materia prima è migliore e quantitativamente più abbondante, può essere stata sostanzialmente la risposta ad un aumento consistente dei volumi della produzione e dello scambio. A questa fase si deve l'installazione della grande officina di Conca 'e Cannas (varietà SA) e quelle ancora più estese distribuite nel territorio di Pau, ai piedi e sulla sommità del costone lavico che orla ad oriente il massiccio vulcanico (varietà SC). Quelle di Sennixeddu, Fustiolau e Su Campu Serrau, estese per più di 20 ettari, sono particolarmente degne di nota per la vastità della superficie e per l'imponenza degli accumuli di prodotti di scarto. In esse la produzione, verosimilmente intervallata da fasi di abbandono, sembra essersi protratta per oltre tremila anni, fino alla piena Età del bronzo nuragica.